La Salita, il film diretto da Massimiliano Gallo, si svolge nel 1983 e segue un capitolo poco conosciuto della vita di Eduardo De Filippo (Mariano Rigillo), impegnato in un’intensa attività di recupero e formazione dei giovani detenuti del carcere minorile di Nisida attraverso il teatro.
In questo contesto storico e umano si intrecciano le storie di ragazzi e ragazze che vivono ai margini. Il racconto si concentra su Emanuele, giovane detenuto, e su Beatrice, ragazza trasferita da Pozzuoli dopo la chiusura del carcere femminile. Il loro incontro all’interno di uno spazio dominato da rigidi confini fisici e sociali innesca una rete di relazioni che coinvolge Giovanni, educatore del carcere, Maria, un’altra detenuta che partecipa al percorso teatrale, e il Direttore dell’istituto, testimone attento degli sviluppi di questa esperienza straordinaria.
Accanto a questi personaggi, emerge la figura di Eduardo De Filippo. Nominato Senatore a vita, entra a Nisida con un obiettivo concreto: portare il teatro all’interno del carcere minorile. Contribuisce alla ristrutturazione del teatro dell’istituto, avvia una scuola di scenotecnica e una di recitazione e coinvolge gli attori della sua compagnia nella messa in scena del primo spettacolo mai realizzato in un carcere minorile italiano.
Il teatro è raccontato come strumento di trasformazione reale, capace di creare connessioni tra istituzione e creatività, disciplina e libertà, offrendo ai detenuti una possibilità di riscatto e di immaginazione del futuro.
Sala: Sala 2
Cena di Classe, il film diretto da Francesco Mandelli, racconta una storia che riunisce un gruppo di ex compagni di liceo a diciassette anni dalla maturità.
Il loro incontro avviene in occasione del funerale di un vecchio amico, evento che riapre ferite, ricordi e nostalgie mai del tutto dimenticate. Complice l’alcol e il ritrovamento di un vecchio video dei tempi del liceo, la serata prende una piega del tutto inaspettata. Gli ex compagni, spinti dal desiderio di rivivere la magia e l’incoscienza dell’adolescenza, decidono di introdursi clandestinamente nella loro vecchia scuola.
Quella che nasce come una rimpatriata malinconica e goliardica si trasforma molto presto in una straordinaria avventura totalmente fuori controllo, con conseguenze imprevedibili e risvolti decisamente da codice penale. Tra risate, rimorsi e conti in sospeso, il film gioca con la nostalgia generazionale per raccontare, in chiave ironica, il confronto tra ciò che si sognava di diventare e ciò che si è davvero diventati…
Il Bene Comune, film diretto da Rocco Papaleo, racconta un’escursione fuori dall’ordinario, destinata a cambiare per sempre i partecipanti.
Biagio (Rocco Papaleo) è una guida che accetta l’insolito incarico di accompagnare quattro detenute in una gita-premio nel Parco Nazionale del Pollino. Sono Samanta (Claudia Pandolfi), bella e spregiudicata, Gudrun (Teresa Saponangelo), Italo-norvegese, Fiammetta (Livia Ferri), ex promessa della musica indipendente e Anny (Rosanna Sparapano), una brillante hacker. Con loro c’è anche Raffaella (Vanessa Scalera) un’attrice in crisi, in cerca di una nuova occasione.
Quella che dovrebbe essere una semplice uscita nella natura si trasforma ben presto in un viaggio molto più profondo. Meta simbolica del cammino è il maestoso Pino Loricato, albero secolare che domina il massiccio del Pollino e incarna la resilienza. Ma il vero percorso è interiore, tra salite faticose e paesaggi aspri e magnifici, emergono frammenti di vite segnate da errori, ferite e desideri inascoltati. La natura diventa spazio di confronto e possibilità. Parlare, raccontarsi, perfino cantare insieme, permette alle protagoniste di sciogliere tensioni e riscoprire un senso di appartenenza.
In quell’ambiente duro e solidale, le differenze si intrecciano e qualcosa comincia a cambiare. Il semplice atto di raccontarsi può essere il primo passo verso una trasformazione più grande, personale ma anche condivisa. Finché un evento improvviso rimette tutto in discussione, ricordando che ogni conquista è fragile…
Rental Family, il film diretto da Hikari, è ambientato nella Tokyo contemporanea e racconta la storia di Philip Vandarpleog (Brendan Fraser), un attore americano che vive nella capitale giapponese da otto anni.
Un tempo noto per nel ruolo di un improbabile supereroe, un gigantesco tubetto di dentifricio in una pubblicità diventata di culto, oggi Philip è un uomo alla deriva, senza soldi, senza certezze e in cerca di un senso da dare alla propria esistenza. Passa da un’audizione all’altra e si ritrova a fare la comparsa in eventi come matrimoni e funerali. La svolta arriva durante un finto funerale, dove incontra Shinji (Takehiro Hira), il carismatico responsabile di Rental Family, un’agenzia che affitta attori per impersonare parenti o amici inesistenti nella vita di clienti soli o bisognosi di colmare un vuoto affettivo. Shinji lo scrittura, e da quel momento Philip si immerge in una serie di ruoli surreali.
Diventa il padre assente di una bambina sino-americana, il compagno di giochi di un giovane appassionato di videogame o l’amico fedele di un anziano attore. Ogni incarico lo trascina in mondi nei quali la finzione si confonde con la realtà. Attraverso questi incontri, inizialmente guidati dal copione, Philip riscopre il valore dell’empatia, il senso di appartenenza e la possibilità di connettersi davvero con gli altri.
In un mondo in cui tutto può essere simulato, i sentimenti che prova finiscono per restituirgli uno scopo e una nuova identità.
Brunello il Visionario Garbato, il film documentario diretto da Giuseppe Tornatore, racconta la vita e il percorso umano e professionale di Brunello Cucinelli, stilista e imprenditore italiano, fondatore dell’omonima casa di moda di fama internazionale.
Attraverso immagini, interviste e testimonianze, il film ripercorre la sua straordinaria carriera. Dagli inizi umili al successo globale, sempre guidato da una visione etica dell’impresa. Il racconto mette in luce non solo l’ascesa dell’azienda che porta il suo nome, ma anche la filosofia che la anima fin dalla nascita, un’idea di “capitalismo umanistico”, in cui il profitto è strettamente legato alla dignità del lavoro, alla bellezza, alla cultura e al rispetto per il territorio.
Un ritratto intimo di un uomo che ha saputo coniugare eleganza, visione imprenditoriale e valori profondi.
Avatar: Fuoco e Cenere, il film diretto da James Cameron è il terzo capitolo della saga Avatar.
In Avatar 3, Jake Sully (Sam Worthington), Neytiri (Zoe Saldana) e i figli Lo’ak, Tuk e Kiri sono ancora ospiti del clan acquatico dei Metkayina, ma non c’è serenità: la morte di Neteyam (Jamie Flatters) pesa sui cuori di tutti.
Spider (Jack Champion), diverso tra i Na’vi, nonostante abbia ripudiato gli esseri umani e si senta parte della famiglia, rimane il figlio naturale del Colonnello Quaritch (Stephen Lang): l’avatar di quest’ultimo è di nuovo in forma, ancora in caccia del disertore rivoluzionario Jake per conto della RDA, ma anche a suo modo affezionato a Spider, che rivorrebbe con sé, spinto da un impulso ambiguo.
Nel tentativo di proteggere la propria famiglia (nonché Spider e gli ospitali Metkayna) da ulteriori sicure incursioni, Jake decide di allontanarsi con loro. Il tragitto però riserva un traumatico imprevisto: l’impatto con lo spietato clan del fuoco, i Mangkwan, noti per crudeltà e disciplina ferrea.
Loro capo è Varang (Oona Chaplin), una Na’vi in grado di gestire le fiamme, priva di ogni senso etico, a differenza degli altri clan. Pandora cederà alla violenza, oppure vi si opporrà con tutte le forze rimaste, in nome di Eywa e della fragile speranza condivisa?
40 Secondi, il film diretto da Vincenzo Alfieri, si ispira a una vicenda reale di ingiustizia e disumanità che ha sconvolto l’Italia. L’omicidio di Willy Monteiro Duarte (Justin De Vivo), un ragazzo capoverdiano di soli ventuno anni, brutalmente aggredito e ucciso a mani nude nella notte tra il 5 e il 6 settembre 2020 a Colleferro, in provincia di Roma.
BIGLIETTO INTERO euro 10,00
RIDOTTO (under 7 e over 65 anni € 8,00
Nino. 18 Giorni, il film documentario diretto da Toni D’Angelo, è dedicato al caschetto biondo più famoso d’Italia, secondo solo a Raffaella Carrà: Nino D’Angelo.
Oggi, senza più quella chioma che lo ha reso celebre e con una musica molto diversa rispetto a brani come “’Nu jeans e ‘na maglietta”, Nino mostra i primi capelli grigi, pur continuando a farsi tagliare i capelli dallo stesso barbiere che inventò il suo celebre stile. Il suo recente concerto allo Stadio Maradona di Napoli ha rappresentato un saluto simbolico agli anni Ottanta e a quel particolare sound che lo ha consacrato. A documentare questo momento intimo c’è suo figlio Toni, regista, che lo segue con il telefonino, porgendogli domande e catturando ogni attimo, soprattutto quelli più personali.
Chi era davvero Nino D’Angelo durante quegli anni e come è riuscito a emergere dal nulla fino a raggiungere fama e benessere? E perché, nel pieno del suo successo e mentre Toni era ancora un bambino, la famiglia ha dovuto lasciare Napoli, la città che aveva reso Nino celebre? Per rispondere a queste domande, Toni D’Angelo ha realizzato un viaggio che lo porta a seguire il padre durante il tour “I miei meravigliosi anni ’80” e la preparazione di nuovi eventi, ma anche a ritornare insieme nei luoghi della sua giovinezza, come il quartiere napoletano di San Pietro a Patierno, dove Nino è cresciuto, e Casoria, il paese alle porte di Napoli dove ha vissuto prima di trasferirsi a Roma.
Fuori la Verità, il film diretto da Davide Minnella, è il ritratto spietato di una famiglia messa a nudo davanti a milioni di spettatori. Sono i Moretti, Carolina (Claudia Gerini), Edoardo (Claudio Amendola) e i loro tre figli, Flavio (Leo Gassmann), Prisca (Alice Lupparelli) e Micol (Eleonora Gaggero).
Sembrano una famiglia come tante, tra abbracci, litigi, silenzi e sorrisi forzati. Ma sotto la superficie si nascondono tensioni, bugie e verità taciute troppo a lungo. La loro occasione di riscatto, o di rovina, arriva con la partecipazione a Fuori la Verità, un nuovo game show televisivo che promette un milione di euro a chi saprà rispondere con assoluta sincerità. La regola è una sola: dire sempre la verità. Ma la verità non è mai semplice. Ogni risposta fa affiorare segreti, tradimenti, rancori e amori proibiti. Ogni domanda scava più a fondo, minando il fragile equilibrio della famiglia e facendo emergere ciò che nessuno avrebbe mai voluto confessare. Perché dietro ogni verità si nasconde una bugia, e dietro ogni bugia un crollo possibile.
A guidare il programma è Marina Roch (Claudia Pandolfi), conduttrice cinica e determinata, pronta a spingersi oltre ogni limite pur di mantenere alto l’audience. Nessuno è al sicuro, e la facciata della famiglia perfetta inizia a sgretolarsi in diretta nazionale.
In un crescendo di tensione e rivelazioni, i Moretti si troveranno davanti a un bivio irreversibile. La verità può davvero renderci liberi, o finirà per distruggerli per sempre?
Springsteen: Liberami dal Nulla, film diretto da Scott Cooper, segue Bruce Springsteen (Jeremy Allen White) nella realizzazione dell’album “Nebraska” del 1982, anno in cui era un giovane musicista sul punto di diventare una superstar mondiale, alle prese con il difficile equilibrio tra la pressione del successo e i fantasmi del suo passato. Inciso con un registratore a quattro piste nella sua camera da letto in New Jersey, l’album segnò un momento di svolta nella sua vita ed è considerato una delle sue opere più durature: un album acustico puro e tormentato, popolato da anime perse in cerca di una ragione per credere.
Il film vede nel suo cast anche anche Jeremy Strong nel ruolo di Jon Landau, storico manager e confidente di Springsteen; Paul Walter Hauser nei panni del tecnico di chitarre Mike Batlan; Stephen Graham in quelli di Doug, padre di Springsteen; Odessa Young nel ruolo di Faye, il suo interesse amoroso; Gaby Hoffman in quello di Adele, madre di Springsteen; Marc Maron nelle vesti di Chuck Plotkin e David Krumholtz in quelle di Al Teller, Columbia executive.