Nouvelle Vague, il film diretto da Richard Linklater, racconta la nascita di un capolavoro e l’inizio di una rivoluzione nel mondo del cinema. È la storia di “Fino all’ultimo respiro” di Jean-Luc Godard, ma anche quella della Nouvelle Vague, dei suoi protagonisti, dei sogni e delle tensioni che hanno dato forma a una nuova idea di cinema.
Siamo a Parigi, tra il 1959 e il 1960. Truffaut e Chabrol (Adrien Rouyard e Antoine Besson) hanno già mosso i primi passi dietro la macchina da presa. Godard (Guillaume Marbeck) è pronto a girare il suo primo lungometraggio. Rivette e Rohmer (Jonas Marmy e Côme Thieulin) sono agli esordi. Intorno a loro, un fermento culturale unico, nutrito dalle opere di Jean Cocteau (Jean-Jacques Le Vessier), Robert Bresson, Roberto Rossellini (Laurent Mothe) e Jean-Pierre Melville.
Girato con lo stesso spirito libero, audace e sperimentale che animava quei giorni, il film non si limita a ricostruire la genesi di “À bout de souffle”, ma la vive e la reinventa. Grazie alle nuove tecnologie, è possibile respirare l’aria della Parigi di quegli anni, sentire il battito di una generazione che credeva nel cinema come atto di libertà. È un omaggio alla giovinezza, al coraggio creativo, e al momento esatto in cui il cinema ha smesso di guardare il passato per iniziare a immaginare il futuro.
Sala: Sala 4
Tienimi Presente, il film diretto da Alberto Palmiero, racconta la storia di Alberto, un giovane regista disilluso, convinto che il cinema non abbia più nulla da offrirgli.
Dopo anni vissuti a Roma tra sogni infranti, progetti mai realizzati e produttori sfuggenti, alla soglia dei trent’anni decide di mettere fine a un percorso che sembra non portare da nessuna parte. Quella che doveva essere la città delle opportunità si è trasformata, giorno dopo giorno, in un luogo ostile, fatto di attese infinite, compromessi e silenzi. Così Alberto sceglie di tornare nella sua città natale, in provincia, dove non metteva piede da tempo. Un ritorno forzato, ma anche necessario.
Qui, tra i ritmi lenti della quotidianità e i volti familiari che aveva lasciato alle spalle, riscopre la calma. La distanza dal caos romano, le passeggiate senza meta, le conversazioni con vecchi amici e le nuove conoscenze lo aiutano a riconnettersi con una parte di sé che aveva dimenticato. Ma la quiete non basta a cancellare i dubbi. Le ambizioni accantonate e i desideri messi da parte tornano a farsi sentire. Più cerca di lasciarsi alle spalle il cinema, più si rende conto che quel sogno, per quanto doloroso, fa ancora parte di lui.
Cosa fare davvero della propria vita? È una domanda che continua a tormentarlo, ma forse è proprio nel momento in cui smette di inseguire qualcosa a tutti i costi che inizia a comprenderne il senso più profondo.
Hamnet – Nel Nome del Figlio, il film diretto da Chloé Zhao, è un’intensa e intima esplorazione della perdita, dell’amore e dell’ispirazione artistica, raccontata attraverso gli occhi di Agnes (Jessie Buckley), moglie di William Shakespeare (Paul Mescal).
Ambientato nell’Inghilterra rurale del XVI secolo, il film ci immerge nella vita quotidiana della coppia, che cresce tre figli, Susanna (Bodhi Rae Breathnach) e i gemelli Judith e Hamnet (Olivia Lynes e Jacobi Jupe), in un equilibrio precario tra gli affetti familiari e il mondo esterno. Quando la morte prematura del giovane Hamnet colpisce la famiglia, il dolore spinge Agnes a confrontarsi con la perdita. È attraverso il suo sguardo sensibile e penetrante che assistiamo alla frattura che si apre nella famiglia, e al tentativo di rimettere insieme i frammenti di una vita devastata.
Non è la storia di Shakespeare come genio isolato, ma come uomo segnato da un lutto privato, che finirà per riflettersi nella sua opera più celebre. Ai tempi, i nomi Hamnet e Hamlet erano considerati intercambiabili, e il film gioca con questa ambiguità storica per suggerire che la tragedia del figlio abbia innescato la nascita dell’Amleto teatrale. Ma in questa narrazione, il cuore pulsante di Hamnet è Agnes, capace di amare e resistere con grazia feroce.
Il risultato è una celebrazione silenziosa di ciò che resta, l’amore, la memoria, e la misteriosa alchimia che trasforma la vita e la morte in arte.
Orfeo, il film diretto da Virgilio Villoresi, è l’adattamento cinematografico di “Poema a fumetti” di Dino Buzzati, pubblicato nel 1969 e considerato la prima graphic novel italiana. Buzzati, uno degli autori più importanti del ‘900 italiano, in quest’opera rielabora in chiave moderna il mito di Orfeo e Euridice, ambientandolo in una Milano tra l’onirico e il distopico e riproponendo i temi che hanno caratterizzato la sua ricerca artistica: l’arte, l’amore, il mistero, l’erotismo, la melanconia, le riflessioni sul rapporto tra la vita e la morte.
Elena del Ghetto, il film diretto da Stefano Casertano, si svolge a Roma tra il 1938 e il 1943 e racconta la storia di Elena Di Porto (Micaela Ramazzotti), una donna ebrea romana che ha saputo sfidare il fascismo e l’occupazione nazista con coraggio e determinazione.
Figura fuori dagli schemi, Elena è separata dal marito, fuma, beve, indossa i pantaloni e gioca a biliardo nei bar del quartiere. Per questo la chiamano con disprezzo “Elena la matta”, etichettandola come un’eccentrica, una donna da non prendere sul serio. Ma proprio la sua diversità diventa la sua forza. Essere diversi, in tempi bui, significa spesso essere emarginati. Ma sono proprio i ribelli, gli spiriti liberi, a percepire per primi quando la libertà è in pericolo. Elena lo capisce e non resta in silenzio. Viene arrestata più volte per aver affrontato i fascisti nel ghetto di Roma, ma continua a lottare anche da sola.
Quando i nazisti occupano la città, si unisce alla Resistenza e riesce a venire a conoscenza del piano per il rastrellamento del ghetto, previsto per il 16 ottobre 1943. Elena tenta di lanciare l’allarme. Corre da una casa all’altra per avvisare i suoi concittadini del pericolo imminente ma pochi le credono. Il suo grido resta inascoltato e le truppe tedesche riescono a deportare oltre mille ebrei romani. Elena è disperata, ma non si arrende. In un tempo in cui ribellarsi significava rischiare tutto, lei ha scelto di non piegarsi.
La sua storia, rimasta a lungo ai margini della memoria, è oggi un potente esempio di resistenza individuale, di coraggio femminile e di dignità in un’epoca segnata dalla paura.
GOAT: Sogna in grande, film diretto da Tyree Dillihay e Adam Rosette, racconta la storia di Will (voce originale Caleb McLaughlin), una piccola capretta dal cuore enorme e dai sogni ancora più grandi.
In un mondo abitato solo da animali, Will sogna di entrare nel campionato di pallaruggente, uno sport estremo e adrenalinico in cui dominano solo le creature più forti, rapide e feroci del pianeta. Quando, contro ogni previsione, viene selezionato, nessuno — nemmeno i suoi compagni di squadra — crede che potrà resistere più di un minuto. Sottostimato, circondato da predatori e guardato con scetticismo da chiunque, Will si ritrova a dover affrontare la sfida più grande: dimostrare che il coraggio non dipende dalla stazza, ma dalla determinazione. Nonostante l’iniziale diffidenza del team, la giovane capretta è pronta a dare tutto per smontare gli stereotipi, cambiare le regole del gioco e provare a tutti che anche i piccoli possono lasciare un segno enorme.
Inizia così un percorso di crescita, fatto di allenamenti impossibili, imprevisti esilaranti e imprese che nessuno avrebbe ritenuto alla sua portata. Con la sua tenacia contagiosa, Will finirà per ispirare non solo i suoi compagni, ma l’intero mondo del pallaruggente, dimostrando che sognare in grande è il primo passo per diventarlo davvero.
Cime Tempestose, il film diretto da Emerald Fennell, racconta una delle storie d’amore più celebri e tormentate della letteratura.
Ambientato tra le fredde, selvagge e malinconiche brughiere dello Yorkshire, segue l’intenso legame tra Heathcliff (Jacob Elordi), orfano dal passato misterioso, e Catherine Earnshaw (Margot Robbie), ribelle erede del maniero di famiglia. Fin da giovani, i due crescono animati da un sentimento viscerale, magnetico e inarrestabile, che sfida convenzioni sociali, differenze di classe e l’ostilità di chi li circonda. La loro passione, però, non è destinata a trovare pace: ciò che nasce come un amore assoluto si trasforma gradualmente in un’ossessione che divora tutto, generando gelosie, vendette e tradimenti capaci di segnare le loro vite in modo indelebile.
Immersi in un paesaggio che riflette la loro stessa tempesta interiore, Heathcliff e Catherine si muovono come due anime gemelle incapaci di stare insieme ma neppure di separarsi davvero. La loro storia, tanto intensa quanto distruttiva, li condurrà lungo un percorso tragico e ineluttabile, che li vedrà uniti solo nell’eternità.
Un amore che brucia fino a consumarsi, trasformandolo in un’epica e cupa riflessione su desiderio, sofferenza e follia.
Sentimental Value, il film diretto da Joachim Trier, è una storia che esplora le complesse dinamiche familiari, il lutto e il fragile equilibrio tra arte e affetti.
Dopo la morte della madre, Nora (Renate Reinsve), affermata attrice teatrale in cerca di un nuovo equilibrio, e sua sorella Agnes si ritrovano a fare i conti non solo con il dolore, ma anche con il ritorno improvviso del padre Gustav (Stellan Skarsgård), un tempo celebre regista, oggi uomo eccentrico e distante, assente da anni dalle loro vite. Determinato a rilanciare la propria carriera ormai in declino, Gustav arriva a Oslo con una sceneggiatura in mano e una proposta. Vuole che Nora interpreti il ruolo principale nel suo nuovo film. Ma lei rifiuta, incapace di perdonare un padre che ha sempre deluso le sue aspettative e ferito la famiglia con la sua assenza e le sue scelte egoistiche.
Nel frattempo, durante una retrospettiva a lui dedicata in Francia, Gustav incontra una star di Hollywood e le offre il ruolo rifiutato da Nora. Ma le riprese, che si svolgono in Norvegia, diventano anche un’occasione per lui di riavvicinarsi alle figlie e tentare, forse per l’ultima volta, di ricucire un legame che sembrava perduto.
Una storia di riconciliazione, rimpianti, ferite mai sanate e seconde possibilità.
VINCITORE DEL GOLDEN GLOBE – Miglior attore non protagonista Stellan Skarsgard
VIETATO AI MINORI DI 14 ANNI
Send Help, il film diretto da Sam Raimi, vede protagonisti della storia Linda (Rachel McAdam), un’impiegata competente, intelligente e piena di risorse, abituata a cavarsela in ogni situazione e Bradley (Dylan O’Brien), il suo scontroso e arrogante superiore, un uomo del tutto incapace di badare a se stesso.
Durante un viaggio d’affari, l’aereo su cui viaggiano insieme precipita improvvisamente e i due si ritrovano miracolosamente unici sopravvissuti su una sperduta isola deserta.
Costretti a convivere in condizioni estreme, senza alcun aiuto esterno, il rapporto già difficile tra loro si complica ulteriormente e, in maniera del tutto inattesa, inizia a trasformarsi. Mentre Linda mette in pratica le sue sorprendenti capacità di sopravvivenza per tenere entrambi in vita giorno dopo giorno, Bradley si rende conto che la gerarchia dell’ufficio non vale più nulla in mezzo alla natura selvaggia.
In una situazione in cui la tecnologia non è di alcun aiuto e conta solo l’istinto, i ruoli si ribaltano lentamente. Bradley si affida completamente a Linda che diventa la sua unica speranza concreta. E tra momenti drammatici e altri tragicomici, i due cominciano a conoscersi davvero, lontani da scrivanie e inutili rivalità quotidiane.
Marty Supreme, film diretto da Josh Safdie, è ambientato nella New York degli anni Cinquanta e racconta la vita di Marty Mauser (Timothée Chalamet), un giovane ambizioso e scapestrato con una passione sfrenata per il ping pong.
Lavorando nel retrobottega di un calzolaio, Marty sogna di diventare una stella nel nascente panorama del tennis da tavolo e brevetta la propria pallina, la Marty Supreme, simbolo della sua determinazione e del desiderio di emergere in un mondo che non crede nelle sue capacità. Il ping pong diventa la sua via d’uscita, un linguaggio attraverso cui ridefinirsi e affermare la propria identità. La sua vita frenetica oscilla tra truffe, scommesse, passioni proibite e sogni di gloria, portandolo oltre i confini del suo quartiere verso città come Londra, Tokyo e Parigi, con l’obiettivo di trasformare una passione personale in una carriera riconosciuta a livello internazionale. Marty è un mix di romanticismo e ottimismo incrollabile, pronto a sfidare ogni limite pur di raggiungere la gloria.
E ci riesce diventando campione di ping pong e vincitore di 22 titoli, nonché il più anziano vincitore di una competizione nazionale all’età di 67 anni. Con uno stile frenetico e travolgente, il film è un’esplosione visiva e narrativa che mescola adrenalina, ironia e tensione emotiva, offrendo il ritratto di un personaggio eccentrico, ambiziosissimo e leggendario, disposto a attraversare perfino l’inferno pur di affermarsi nel mondo del ping pong.